sabato 25 luglio 2009

Nuove opportunità

"Se l'immortalità fosse fuori legge, solo i criminali sarebbero immortali"
"Vuoi spiegarti meglio?"
"Sembrerebbe un'aforisma, invece è solo la trascrizione di una frase da Eleventh Hour, di cose così potremmo scriverne migliaia"
"E' un suggerimento?"
"Potrebbe essere. Da una parte ci sono i libri, dall'altra, con aumenti esponenziali, i telefilm. Perchè non passiamo alle sceneggiature?"
"Non so di cosa parli"
"Dimenticavo, tu non guardi la TV. E' un peccato!"
"Unicuique suum!"
"Lost, 4000, Heroes, 24, Bionic Woman, Alias, Nikita, Monk, Invasion, Jarod, Leverage, Moonlight, Life on Mars, Numb3rs, Prison Break, Six Feet Under, Dead Zone, Starter Wife, Ugly Betty, Vanished... ne ho scelti pochi, ne hai mai visto almeno uno?"
"Può darsi..."
"Il che significa che non hai visto nemmeno le nuove vie del cinema, i corti. Prova con Entity Nine oppure con Evelyn the cutest dead girl, dei capolavori!"

"E noi cosa dovremmo fare?"
"Prima documentati, poi ne parliamo"
"E la storia di Carne?"
"Con tutto quello che abbiamo scritto chiunque può portarla avanti... non c'è più bisogno di noi"

venerdì 24 luglio 2009

La sospensione dell'incredulità

"Cazzo, ho appena eliminato due personaggi per tornare al cast originale e tu ne fai comparire degli altri!"
"La madre di Novantasei serve perchè altrimenti Novantasei ritorna ad essere solo un numero"
"Ammesso che tu abbia ragione potevi fare a meno di darle un nome e un cognome, di parlare di lei per mezzo capitolo... Ora, con un nome e un cognome, l'hai fatta diventare un personaggio. Poi le hai fatto fare un figlio che serve solo per giustificare il fatto che Jason ha lo script originale..."
"Quindi ho reso credibile ..."
"Da quando in qua questa storia deve essere credibile? Hai mai sentito parlare della sospensione dell'incredulità? E' un particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un'opera di fantasia. Da quando hai cominciato a scrivere non hai fatto altro che ..."
"E quindi'"
"Quindi hai deciso che era necessario riportare le cose sul piano razionale. Tanto vale che ci mettiamo a scrivere un romanzo tradizionale... si tratta solo di scegliere il genere."
"Ci dobbiamo preparare ad una nuova vita solo perchè ho introdotto un paio di personaggi per giustificare il fatto che Jason ha lo script originale...?"
"Se devi dare una parvenza di credibilità a tutto quello che succede, che è successo e che succederà in questa storia tra poco dovremo introdurre un migliaio di nuovi personaggi... Prova a pensare cosa abbiamo dovuto fare nei dintorni dell'Eiger! Addirittura abbiamo dato vita a Wilfred, un falegname che si trombava la padrona della pensione... come se fosse importante il fatto che la vecchia si facesse dare qualche colpo da qualcuno!"
"Intanto si chiamava Wilfried e non Wilfred..."
"E poi, già che c'era, ce lo siamo tenuto per quattro capitoli, uno dei quali semi porno!"
"Già che c'era, perchè non utilizzarlo?"

Come Jason Spengler venne in possesso del manoscritto

Come capo reparto ai grandi Magazzini LaFayette, Chaliza non se la cavava male. Ma il tenore di vita che aveva derivava da ben altro. Da ragazza aveva conosciuto un orrendo giovanotto: aveva lunghi capelli neri, con un ciuffo oleoso che riavviava continuamente con la mano. Una mano al tempo stesso flaccida e ossuta, di colore cereo, con le dita lunghe e aguzze, che terminavano in unghie assai più piccole del necessario. La sua giacca, sempre rigorosamente blu, portava perennemente sulle spalle quello che poteva sembrare ciò che resta in un sacchetto di patatine fritte dopo essere stato trasportato in una cartella per documenti. Il giovane Jason, fondatore della Venkman, Stantz & Spengler, era fidanzato con una certa Kate Fuller ormai da due anni, ma si concedeva sempre delle puntatine nei quartieri più animosi, dove abbondano non solo le prostitute, ma anche tante ragazze povere (cameriere, d'albergo, shampiste, cassiere o commesse) in cerca di amanti che possano regalare loro un anno, un mese o anche solo una serata di vero benessere.
Quand'era giovane Chaliza Mahlijt era molto carina: di origini turche, aveva pelle scura e occhi ammalianti. Faceva la cartomante. Dopo aver letto la mano a Jason si convinse che avrebbe potuto manipolare quel giovane rampollo. Invece Jason la mise incinta e sparì. Fu lei a ritrovarlo , poco prima di partorire, e mettendolo sotto minaccia di una causa si fece passare un appannaggio mensile, senza però che il figlio fosse riconosciuto. Tuttavia Jason ebbe qualche ingerenza nella vita del giovane, a coninciare dal nome: lui avrebbe voluto chiamarlo Sessantanove, in onore della prtatica sessuale da lui preferita, ma per errore il curato di Sain-Martin lo registro come Novantasei.
Novantasei Spengler era cresciuto a Gagny, nella grande periferia di Parigi. Aveva fatto per un po' il dj in una radio, poi aveva provato a fare il pittore ma alla fine per sopravvivere aveva scelto di fare il grafico.
Era un giovane riottoso e taciturno, che apriva la bocca solo per polemizzare e per rivendicare i suoi diritti. Jason non se n'era mai preoccupato, ma negli ultimi tempi le visite di quel bastardo erano diventate più frequenti...

Who's ringing?

Winnie si asciugò i piedi nell'asciugamano di fiandra, infilò le pantofole e andò alla porta. Prima però ripose accuratamente la Pietra in un piccolo sécretaire.
"Chi è?"
"Sono Carnet De Culo, Winnie"
"Buonasera, signore. Mi scusi se la ricevo in déshabillé, a quest'ora faccio il pediluvio"
"Winnie, - tagliò Corto Carnet - cos'è questa storia del romanzo che s'è perso?"
"Non saprei, monsieur. So solo che si è perso. Era previsto dal canovaccio iniziale che io ritrovassi il manoscritto in questa borsa - disse, indicando la cartella appoggiata vicino alla poltrona..."
"Invece?"
"Invece non c'era"
" E cosa c'era nella cartella?"
"Quella copia del Sunday Times" disse Winnie indicando il portariviste.
Carnet si avventò sul giornale, sfogliandolo spasmodicamente. Fu allora che Winnie notò che Monsieur De Culo era visibilmente nervoso.
"Qualcosa non va, signore?"
"E me lo chiedi?"
"Avrei preferito una sua risposta, ma se preferisce, ebbene sì, signore, glielo chiedo"
"Mi chiedi cosa?"
"Le chiedo se qualcosa non va"
"Sono rovinato, ecco tutto"
"Economicamente?"
"E socialmente. Ro-vi-na-to. Fine della storia"
"Nella vita è veramente nostro solo ciò che possiamo tenere con noi durante un naufragio" rispose Winnie guardando fuori dalla finestra.
"Winnie, un'altra di queste battute e finisci a fare il pony-express"
"Come si è... ehm... rovinato, signore?"
"Ma non ci arrivi da solo, maledetto scozzese testa di cazzo? Tutte le mie conoscenze, i miei redditi, le case, le auto... Tutte quelle graziose puttanelle che mia madre mi manda periodicamente da Pigalle... I vol-au-vent au fois-gràs, le capesante, lo Chateau Margot... Non capisci?"
"Capisco, signore, ma si può sempre ricominciare... Suo fratello l'ha fatto più volte!"
"Non mi parlare di quel bastardo bianco. Io sono nero! Non sai cosa vuol dire! E proprio adesso che c'è Obama, io avrei potuto diventare London Major! E invece tutto sparisce! In quelle pagine ci sono tutte le prove, i miei privilegi, c'è la certificazione della mia appartenenza! Del mio lignaggio, porca troia puttana!"
"Capisco, è un guaio, signore"
"Domattina mi condurrete da Lady Cophetua e vedremo di trovare una soluzione! C'è di mezzo anche lei, in fondo. Se necessario la convincerò a parlare con il Principe Carlo in persona".
"Sta bene" disse Winnie
"Domattina alle dieci. Con la Rolls. Lucidata a puntino".
"Non credo che sua signoria possegga una Rolls"
"Ah sì? E chi l'ha detto? Dove sta scritto?"
"Capisco, signore"
"Alla dieci. Con la MIA Rolls. Buonanotte".

Contrordine

"Buttate via tutti i layout, l'autore ha detto che la copertina deve mostrare assolutamente la Pietra di Malvito" disse Otto.
"Ma che cazzo chiamano un grafico, se sanno tutto loro?" disse Novantasei.
"Non rompere sempre i coglioni! Ci vogliono quella cazzo di pietra? E tu metticela e facciamola finita"
"E tutto il lavoro fatto prima? Chi me lo paga?"
"Erano prove, eravamo stati chiari. Si paga la copertina approvata"
"Sì? E se questi per un anno mi fanno fare e disfare?"
"Vabbè, nella prossima riunione vedo di chiarirci un po' le idee..."
"Vengo anch'io alla riunione?"
"Per carità, lascia stare!"
"Ma allora, se non conto un cazzo, perchè mi avete fatto leggere tutta quella merda di romanzo?"
"L'hanno chiesto gli autori. Uno ha detto: si chiama un grafico, gli si dice di leggere il testo e di arrangiarsi seguendo la linea della stessa collana..."
"E io ho fatto così, come mai adesso non va più bene?"
"Sei un rompicoglioni, però, eh!"
"E' un innato senso della giustezza, pardon, della giustizia!"
"Sarà, però sei un rompicoglioni"
"Cosa ne faccio della stampata?"
"Buttala, tanto ce l'abbiamo nel server"

Dubbi...

"Stanno decidendo la grafica della copertina?"
"Non mi pare, credo che non abbiano un cazzo da fare e fanno finta di lavorare..."
"A me piace la 5"
"Non cadere nella stessa trappola! Non è così che si decide una copertina, si chiama un grafico, gli si dice di leggere il testo e di arrangiarsi seguendo la linea della stessa collana..."
"Ho capito. Mi ricordo di una volta che persino la donna delle pulizie..."
"... aveva detto che non le piaceva e non se ne è fatto nulla...."
"Sì, le cose andavano così... il grafico rifaceva il lavoro in due versioni, una brutta e una bella... così la scelta la faceva lui..."
"...tranne quando il cliente sceglieva quella brutta!"
"Pagava lo stesso?"
"Non sempre!"
"E perchè uno faceva il grafico?"
"Meglio che non te lo dica!"
"Ho capito lo stesso"
"Ora cerchiamo di capire cosa sta succedendo. Ecco cosa penso: gli editori sanno la storia dei testi modificati ed hanno loro la copia che hai perso."
"Come fai a dirlo?"
"Deduzione. Vedi traccia della pietra di Malvito nei disegni della copertina?"
"No"
"Se ne parla all'inizio, tutti la vogliono, poi se ne riparla al 135esimo, quando Winnie la trova nella borsa. Non è un elemento marginale, è il nocciolo stesso della storia, io l'avrei utilizzata almeno come elemento decorativo..."
"Sempre che nella storia originale ci sia una Pietra di Malvito..."
"Che ne dici?"
"Se fossi un giapponese a questo punto l'harakiri sarebbe d'obbligo... Avere scritto un libro e non sapere nulla della storia che c'è dentro!"
"Potremmo separarci, ognuno potrebbe scriverne una parte senza leggere quello che l'altro sta scrivendo o ha scritto... sarebbe la stessa cosa..."
"La prossima volta scrivo delle favole per bambini"
"Come se fosse più semplice... e poi cosa sucederebbe se ti cambiassero i testi anche lì? Prova a pensare se una gita in un giardino pieno di fiori si trasformasse in un horror sadomaso?"


A due piaceva la due a Tre piaceva la 5.
"Ma il testo dov'è" chiese Tre

Le copertine






A Dodici piaceva la tre, a Uno piaceva la 5, all'editor, che si chimava Trentasei, piaceva la due, a Tre non ne piaceva nessuna.
"Ma perchè pensiamo alla copertina? Non abbiamo ancora il testo!" disse Ventiquattro.

giovedì 23 luglio 2009

Five o'clock

Il tichettio della pendola Smith-Enfield sistemata sull'architrave del caminetto faceva da contrappunto al tintinnio dei cucchiaini nelle vecchie tazze Royal Doulton con i disegni di caccia alla volpe. Nelle tazze, l'infuso di Lapsang Souchoung Fukien appena addolcito con una punta di miele di zagara e neroli. Nella casa, un profumo di cera d'api misto alla lavanda dei cassetti. Un vecchio grammofono, con il volume al minimo, faceva uscire flebilmente Le Petit Negre di Debussy. Fuori, in giardino, lo Yorkshire era sempre lo Yorkshire, con le sue foglie di olmo nei viali, le folate di vento improvvise e i muri a secco in pietra scura nelle campagne. Il cielo grigio, con fugaci sprazzi d'azzurro tra nembi scuri, forieri di piovaschi.
La pendola Smith-Enfield scandì le 17. Il trillo del telefono turbò una quiete che sembrava millennaria.
"Si?"
"Sono Tixo"
"Mm"
"E' passato un certo Marlowe. Un sosia di Humphrey Bogart che fa il poliziotto privato"
"Ti ha minacciato?"
"Neanche per sogno"
"Cosa gli hai detto?"
"Gli ho inventato una pantomima, gli ho detto che era tutta colpa del computer"
"Quindi quella storia della password..."
"Hey, ma voi come fate a sapere della password?"
"Non preoccuparti di questo. Piuttosto, se l'è bevuta?"
"Non credo, non mi ha pagato"

Winnie's hamletic doubts

Winnie, in qualità di Guardiano della Porta di Sopra, aveva capito tutto, o quasi. Capiva il suo ruolo nella faccenda, e ne intravedeva lo statuto ontologico. Sapeva benissimo di essere un personaggio del racconto, e sapeva addirittura che non era stato collocato gerarchicamente dove la sua statura spirituale avrebbe imposto. Nondimeno, accettava questo ruolo con la dignità che gli era innata, la stessa dignità con cui per anni aveva dovuto impersonato il ruolo di chaffeur in una casa di gente quantomeno ambigua. Sapeva perfettamente di essere simpatico agli autori (probabilmente il più simpatico) ed era chiaro che Myr, rimettendo la borsa nelle sue mani, gli assegnava il compito di sviluppare la faccenda oppure di farla morire.
Il bicarbonato cominciava a fare effetto, e i piedi di Winnie vivevano il loro momento quotidiano di ristoro.
Il problema dei piedi era risolto. A fianco della poltrona, per non doversi alzare con i piedi bagnati, teneva sempre una bottiglia di Legavulin 16 anni.
Gli piaceva, ma non era il suo preferito (Winnie beveva solo bourbon, e lo sceglieva tra quelli più economici). Il motivo della scelta era un pro-memoria: la distilleria che lo produce è situata in una piccola valle nella costa sud dell'isola di Islay, ed è particolarmente vicina alle rovine del Castello di Dunyveg. Era da quelle contrade che 1000 uomini erano partiti per combattere insieme a Robert the Bruce nella battaglia di Bannockburn nel 1314.
In quella battaglia il suo avo Sir Warldo Winnicott Willaby (detto The Web) si era distinto gloriosamente. Robert the Bruce, non potendogli assegnare un casato, nel 1318 lo condusse nel Castello di Dunyveg e gli consegnò una delle chiavi per il Mondo di Sotto. Se fosse stato necessario, quell'accesso era sempre disponibile, ma la memoria di Winnie cominciava a perdere qualche colpo ed ecco quindi il motivo del Legavulin.
Winnie guardò il Lapis malvitensis che era contenuto nella borsa. Lo aveva visto una prima volta nel 1734, poi lo aveva personalmente ritrovato ad Annuradapurha, nello Sri Lanka, nel 1881, lo aveva riportato in Italia, e risotterrato a Malvito. Poi sapeva che era stato portato in un museo americano e successivamente trafugato. E ora, le Potenze di sotto lo avevano recapitato direttamentye a casa sua. Tutto questo aveva un senso, ma Winnie non riusciva a trovarcelo, specie dopo il terzo bicchiere di Legavulin.
"Strano...- disse - nella borsa avrebbe dovuto esserci la versione originale del racconto..."
Suonarono alla porta. Winnie detestava che suonassero alla porta quando aveva i piedi a bagno.